Primi passi verso il software libero

La Camera degli Avvocati di Portogruaro ha dichiaratamente abbracciato la “causa del software libero”, questo è ormai assodato.
Ciò che non è così assodato, invece, è che i nostri Associati (e non solo loro) sappiano “di cosa parliamo quando parliamo di software libero” (Raymond Carver ci perdonerà l’adattamento, spero…).
Al riguardo, un nostro precedente post dal titolo “FLOSS: che è?(raggiungibile dal menu: Software libero) dovrebbe fornire una prima introduzione al concetto, e vi rimandiamo per brevità.
Qui, vorremmo invece dare qualche suggerimento per “toccare con mano” ciò di cui stiamo parlando.
Abbiamo rilevato con soddisfazione che un numero sempre maggiore di Colleghi ha adottato OpenOffice.org al posto del più noto (e costoso, ma non migliore) Microsoft Office, come pure in parecchi utilizzano Mozilla Firefox al posto di Windows Internet Explorer e Mozilla Thunderbird in luogo di Microsoft Outlook/Outlook Express.
OpenOffice.org, Mozilla Firefox e Mozilla Thunderbird sono solo gli esempi più eclatanti di software libero; per meglio dire, gli esempi più noti di software libero in ambiente Windows.
Il sistema operativo pare, infatti, essere il limite estremo al quale più o meno tutti si arrestano: con rarissime eccezioni, nei computer di un qualsiasi studio legale girano esclusivamente i sistemi Microsoft, da Windows 98 in poi (2000, XP, Vista).
Per certi versi, la scelta è pressoché obbligata: la diffusione dei sistemi Microsoft è talmente ampia che pochi utenti richiedono alternative (e anche qui, si tende a privilegiare Apple MacOS X piuttosto che altri sistemi).
Né gli operatori professionali che forniscono attrezzature e servizi hanno normalmente l’iniziativa o le capacità di proporre sistemi realmente alternativi e liberi.
Eppure, non ci vorrebbe poi così troppo per compiere una vera e propria rivoluzione copernicana.
Le obiezioni principali che vengono mosse all’adozione di un sistema GNU/Linux (giacché è di questo che vogliamo parlare) sono due:

  1. immaturità di GNU/Linux dal lato desktop: cioè a dire, Windows è molto più facile da usare di GNU/Linux per un utente che non abbia competenze specifiche;
  2. mancanza di programmi applicativi specifici per la professione forense in ambienti diversi da Microsoft Windows: per esempio, i DVD delle banche dati giuridiche (INFOUTET, Juris Data e altri) non funzionano in ambiente GNU/Linux.

Ebbene, cominciamo a sfatare questi falsi miti:

  1. è vero che GNU/Linux funziona in maniera diversa da Windows, e che l’utente proveniente da un sistema Microsoft si troverà inizialmente alquanto a disagio; ma è pure vero che un tanto vale per quegli utenti che siano avvezzi a “pasticciare” col proprio computer, cioè non si limitano a usare semplicemente i vari applicativi (per la navigazione in Internet, per l’utilizzo della posta elettronica, per la scrittura etc.) ma provvedano da sé a installare o aggiornare programmi o periferiche e relativi driver; ma se l’utente debba solo limitarsi a usare determinati programmi e funzioni del sistema informatico, la differenza fra i due ambienti — Windows e GNU/Linux — è minore di quanto appaia prima facie; per fare un paragone d’immediata comprensibilità, sarebbe come cambiare l’automobile per passare, per esempio, da una vettura italiana o francese con il cambio manuale a una vettura tedesca o svedese col cambio automatico; in tali casi, nessuno si farebbe più di tanti problemi: una volta presa l’abitudine ad alcune differenze nei comandi (per l’accensione delle luci o per la gestione del climatizzatore o, ancora e soprattutto, per l’impostazione delle marce), tutti continuerebbero tranquillamente a circolare e dopo poco non si ricorderebbero neppure più delle difficoltà iniziali; così, per tornare all’informatica, il vero scoglio consisterebbe nell’impostazione iniziale del sistema (ma si tratterebbe in ogni caso di un’operazione lasciata al tecnico di turno) e di un breve periodo d’adattamento, giusto il tempo di accorgersi che, a parte l’aspetto estetico (e anche qui le differenze sono alquanto sottili), il sistema funziona secondo gli stessi, identici criteri generali (come le automobili); concludendo, se le esigenze sono solo quello dell’utilizzo tipico di uno studio legale, non è affatto vero che gli ambienti desktop per GNU/Linux siano “immaturi” rispetto a Windows: tanto GNOME che KDE (per citare solo i più noti e importanti) sono in grado di non far rimpiangere affatto l’interfaccia grafica di Windows;
  2. ha maggior fondamento, invece, l’obiezione circa l’utilizzabilità delle banche dati su disco ottico, che sono in effetti sviluppate solo per Windows; ma anche questo è un problema superabile: sia nell’immediato — perché le più importanti banche dati hanno anche una versione consultabile via internet (e qui il sistema operativo usato dall’utente non fa alcuna differenza) — sia in prospettiva — perché non occorrerebbe invero un grandissimo lavorio per rendere anche le banche dati su disco ottico accessibili indipendentemente dal sistema operativo usato (i Colleghi veneziani ricorderanno che alcuni anni or sono la Regione distribuì un CD-ROM contenente la legislazione regionale: ebbene, nonostante venisse dichiarata la compatibilità solo con i sistemi Windows e Mac, in realtà — avvenendo la consultazione tramite un browser internet — il CD-ROM era consultabile anche in ambiente GNU/Linux); sarebbe, tuttavia, necessaria e opportuna un’opera di convincimento (o “lobbying”) presso le principali case editrici, affinché introducessero le modifiche tecniche occorrenti a rendere le opere realmente multipiattaforma (e ciò sarebbe di vantaggio anche per loro, a ben vedere). Quanto ad altri programmi (gestionali aut similia), entro breve tempo saranno disponibili anche applicativi liberi di tal genere, così da annullare definitivamente anche questa obiezione.

Sin qui, ci siamo mantenuti sul teorico.
Così facendo, è altamente probabile che il nostro ipotetico lettore — ammesso e non concesso che ci abbia seguiti sino a questo punto — ci abbia capito poco o nulla.
Purtroppo, con questi argomenti le dissertazioni scritte sono sempre problematiche, in punto comprensibilità.
E allora è giunto il momento di passare a qualcosa di più concreto.
Finora abbiamo solo parlato di GNU/Linux: adesso è tempo di provarlo dal vivo.
Prima che qualcuno, magari un pochino più a suo agio con l’informatica della maggior parte degli utenti “comuni”, cominci a spaventarsi, è bene dire che l’esperimento che vogliamo suggerirvi non comporterà alcun rischio per i vostri computer, né per quelli dello studio né per quelli di casa.
È vero che è possibile installare più d’un sistema operativo sul medesimo computer e decidere volta per volta quale usare al momento (e non si tratta neppure di un’operazione che richieda avanzatissime conoscenze ed esperienze informatiche); in particolare, non è difficilissimo installare GNU/Linux su un computer in cui sia già installato Windows, né si tratta di una strada senza ritorno, dal momento che in seguito si può pure rimuovere GNU/Linux senza mai interferire con la configurazione di Windows; è pure vero, tuttavia, che si tratta in ogni caso di un’operazione un minimo delicata e che qualche inconveniente può sempre verificarsi; pertanto, non è questo che vi stiamo suggerendo.
Esiste, infatti, la possibilità di far girare su un computer, sul quale sia già presente una versione di Windows, una cosiddetta versione “live” di GNU/Linux.
Si tratta, in buona sostanza, di una particolare versione del sistema operativo che, all’avvio del computer, viene caricata nella memoria volatile del sistema (la RAM, per intenderci), cosicché, quando il computer viene spento o riavviato, alla riaccensione del sistema riappare il sistema operativo stabilmente installato (cioè Windows, nella nostra ipotesi).
In concreto, si fa così: si inserisce il CD-ROM in cui è contenuta la versione “live” di GNU/Linux nel lettore CD/DVD del computer, indi si riavvia il computer.
È necessario, peraltro, che il computer sia impostato in modo da effettuare il c.d. “boot(cioè l’operazione primaria di ricercare e avviare il sistema operativo) da CD.
Spieghiamo in breve cosa significa tutto ciò.
Quando si accende un computer, entra in funzione il BIOS (acronimo per Basic Input Output System), cioè quel complesso minimo di istruzioni, residenti in un circuito del computer, che si occupano delle operazioni preliminari all’avvio del sistema operativo vero e proprio; una di queste operazioni preliminari consiste in ciò, che il computer ricerca al suo interno il sistema operativo da avviare, secondo una sequenza in cui sono variamente ordinati i vari supporti di memorizzazione (detti anche “drive”) di cui dispone, cioè hard disk (o disco rigido o anche disco fisso) ed eventuali supporti rimovibili (CD, DVD, floppy disk, USB drive — detto anche “pen drive” — etc.); se ben impostato, un computer dovrebbe effettuare la ricerca del sistema operativo prima nei supporti rimovibili e infine nel disco fisso (anche se non è infrequente che, invece, il disco rigido sia posto proprio all’inizio della sequenza di boot).
Nel caso che la sequenza di
boot impostata del vostro computer non sia quella ottimale, non è difficile correggerla: prestate attenzione all’avvio del vostro computer; di regola, per alcuni secondi dovrebbe apparire una scritta del genere “Press ESC to enter SETUP(cioè: premete il tasto ESC per entrare nelle impostazioni del BIOS; potrebbe, peraltro, essere indicato un altro tasto, tipo F2 o altro ancora, a seconda del produttore del BIOS); premete quindi rapidamente il tasto indicato: vi apparirà una schermata testuale (quasi sempre in inglese) con varie opzioni; scegliete quella relativa alla “Boot sequence” e fate in modo di spostare il “CD/DVD/Optical drive” all’inizio della lista dei dispositivi considerati per il boot (non posso essere più preciso, dato che esistono diversi BIOS, ciascuno con le sue peculiarità, anche se grosso modo obbediscono tutti ai medesimi criteri; in ogni caso, nelle varie schermate sono indicate anche le istruzioni operative per muoversi all’interno delle impostazioni del BIOS); salvate infine le nuove impostazioni e uscite dalla configurazione del BIOS.
A questo punto, il computer dovrebbe esaminare dapprima il lettore CD/DVD alla ricerca di un sistema operativo avviabile; una volta trovato il CD della versione “
live” di GNU/Linux, avvierà questo sistema operativo invece del solito Windows.
Poiché la trasmissione dei dati dal lettore CD/DVD è un poco più lenta rispetto a quella dal disco fisso, occorrerà aspettare qualche tempo più del solito prima che il computer sia pronto a operare con il nuovo sistema; ovviamente, anche le possibilità di personalizzazione del sistema saranno limitate, rispetto a un sistema stabilmente residente nel computer, ma per effettuare un semplice esperimento in tutta sicurezza lo si può considerare un equo compromesso.
A questo punto, potete sbizzarrirvi a provare tutto ciò che vi aggrada, senza paura di combinare qualche guaio: nella peggiore delle ipotesi, vi basterà spegnere il computer per “rimettere a posto” ogni cosa.
Bene, adesso che vi ho spiegato come avviare una versione “
live” di GNU/Linux, manca ancora solo una cosa: ‘sta benedetta versione “live” di GNU/Linux, dove la trovate?
Le possibilità non mancano: è possibile scaricare da Internet diverse versioni “
live” di tutte le principali distribuzioni di GNU/Linux: Fedora Core, OpenSuSE, Mandriva, Debian etc.; in concreto, si tratta di c.d. “immagini ISO”, cioè dei file di grosse dimensioni (alcune centinaia di MB), che andranno poi masterizzate su CD; naturalmente, questa opzione presuppone che disponiate di una connessione Internet veloce, del tipo a banda larga (ADSL o superiore), e già così occorre come minimo un’oretta prima di completare il download.
Per quanti volessero risparmiarsi la fatica, è possibile trovare i CD già pronti in allegato a qualche rivista di informatica in edicola.
Per chi volesse pure risparmiare sull’acquisto della rivista, è possibile richiedere via internet la spedizione a domicilio dei CD; in tal caso, esiste pure la possibilità di avere il tutto assolutamente gratis, senza neppure pagare le spese di spedizione.
Non è uno scherzo: una delle distribuzioni GNU/Linux di più recente nascita, e che attualmente va per la maggiore, prevede appunto questa favolosa opzione: mi riferisco a Ubuntu e alla sua derivata Kubuntu.
È sufficiente compilare il modulo d’ordine online e nel giro di una decina di giorni
(quantomeno, questo è il tempo che hanno impiegato i miei ordini; nel sito, prudenzialmente, avvertono che ci potrebbero volere da sei a dieci settimane) i CD vi arriveranno a domicilio.
Le due distribuzioni differiscono sostanzialmente per l’ambiente desktop — cioè l’interfaccia grafica — che adottano: Ubuntu monta GNOME
(un’interfaccia che ricorda il vecchio Macintosh), mentre Kubuntu presenta KDE (alquanto più simile a Windows). Nulla, peraltro, vi impedisce di ordinare e provare entrambe.
Resta giusto lo spazio per un’ultima considerazione.
La domanda che più probabilmente i lettori di questo articolo si saranno posta è: “già con Windows non è che mi trovi proprio da dio, perché mai dovrei imbarcarmi in un’avventura con un altro sistema operativo?”
A parte la dichiarazione di principio secondo cui “fatti non foste a viver come bruti etc.”, considerate che:

  1. GNU/Linux e il software libero in generale è quasi sempre anche del tutto gratuito; cioè a dire, non è necessario acquistare una licenza d’utilizzo a titolo oneroso per poter utilizzare legalmente il software = vantaggio economico;
  2. GNU/Linux è concordemente ritenuto un sistema più robusto, stabile e affidabile di qualsiasi versione di Windows (se si considerano poi i problemi che Vista ha manifestato non appena messo in commercio…); inoltre, non è altrettanto esigente in termini di risorse di sistema (il che significa che non occorrono macchine potentissime e costosissime per ottenere una discreta funzionalità del sistema) = vantaggio tecnico ed economico;
  3. GNU/Linux è pressoché inattaccabile da virus e altri programmi maligni che girano per Internet e via posta elettronica = vantaggio tecnico di sicurezza (privacy et similia).

Tirando le somme, se consigliare tout court la migrazione da Windows a GNU/Linux può essere tuttora prematuro, provare concretamente il funzionamento di questo sistema operativo libero (e dei molti programmi applicativi che normalmente corredano tutte le distribuzioni) potrebbe al contrario non essere affatto uno spreco di tempo: i computer (come le automobili) non durano in eterno e dopo alcuni anni occorre necessariamente provvedere all’aggiornamento e al rinnovo dei sistemi; pertanto, la realizzazione di una rete locale su base GNU/Linux comporterebbe di sicuro un risparmio di qualche migliaio di Euro in punto licenze d’utilizzo dei programmi.
“Meditate, gente, meditate”
(e provate …).